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L’Unione Europea
Un traguardo su cui investire il valore Italiano
Legalità Popolare è a favore di un’Europa unita e della sua moneta unica “l’euro”.

Tale ideologia verrà trascritta anche nello statuto e rappresenterà un vincolo del partito che limiterà qualsiasi alleanza con partiti che invece sostengono l’uscita dall’Europa o dall’euro.

È evidente a tutti che in molte circostanze l’Europa, ovvero Francia, Inghilterra e Germania non ci hanno favorito, ma forse, quando siamo entrati nell’euro, siamo arrivati un po’ troppo indebitati per poter imporre le nostre condizioni.

Probabilmente la bella Italia che tutti ricordiamo dei fini anni ’90 mascherava e forse neanche così bene, una situazione molto difficile in termini di corruzione, svalutazione della moneta e fortissimo indebitamento. Queste condizioni ci hanno costretti ad accettare un cambio molto sfavorevole tra lira ed euro, le famose quote che limitavano la nostra produzione e tante altre condizioni svantaggiose per noi.

Sicuramente i governi che ci hanno portato in Europa potevano pretendere qualcosa in più, ma ormai la storia e questa e l’importante è che oggi l’Italia fa parte dell’Europa.

Ora però è necessario far sentire il peso dell’Italia e dobbiamo rivendicare fortemente la nostra posizione di Paese leader, nella più ampia prospettiva che per molte Nazioni l’entrata in Europa è stata un traguardo e una conquista importante.

L’Unione Europea

Le proposte di Legalità Popolare

  • La competenza dei nostri rappresentanti e l’unicità di incarico

Esiste solo una strada per tornare ad essere incisivi in Europa: un governo forte ed estrema competenza dei nostri rappresentanti tecnici e politici nelle sedi istituzionali.

Sul primo punto tutti auspichiamo la nomina di un Governo forte e che rappresenti abbondantemente più della metà della popolazione italiana.

Per il secondo punto, è certo che le istituzioni Internazionali selezionino autonomamente i propri candidati tecnici, le incertezze si verificano quando sono i partiti politici o gli Organi centrali dello Stato o le Amministrazioni pubbliche a segnalare o ad inviare i propri rappresentanti.

Legalità Popolare propone i seguenti provvedimenti

  1. Chiunque sia inviato dallo Stato Italiano (dai partiti politici, dagli Organi centrali dello Stato o dalle Amministrazioni pubbliche) in missione in una Istituzione Europea, rappresenta l’Italia e quindi in qualsiasi momento il Governo può richiamare la persona incaricata per comportamenti non corretti. (ovviamente non si fa riferimento alle idee politiche espresse, ma ad atteggiamenti che non sono congrui con il ruolo ricoperto).
  2. Chiunque abbia un ruolo in un’Istituzione Europea, in una Commissione o in genere il qualsiasi ambito internazionale, deve svolgere tale incarico come unica attività. Legalità Popolare propone tale vincolo anche a livello Nazionale. È infatti impensabile che una persona possa ricoprire contemporaneamente più incarichi in più commissioni affrontando tra l’altro tematiche difficili e molto diverse tra di loro. Sicuramente non devono essere più concesse retribuzioni multiple per più ruoli ricoperti in Italia e all’estero.
  3. I leader o componenti dei partiti politici a cui è assegnato un ruolo di rilievo, non potranno avere doppi incarichi in Italia e all’Estero. L’obiettivo è che chi rappresenta l’Italia all’estero sia concentrato sul suo lavoro e basta e non su attività di propaganda politica.
  4. La non partecipazione ad una sola riunione, se non per motivi estremamente gravi, comporta l’immediata rimozione dall’incarico. È infatti inammissibile che rappresentanti di altri Paesi siano messi nelle condizioni di poter ritenere assenteista un rappresentante Italiano.

 

  • Sovranità e debito pubblico

Sicuramente tutti avremo detto o sentito dire almeno una volta: “Sto pagando il mutuo e quindi la casa non è mia ma è della banca”. Se pur banale, questa frase indica abbastanza bene la limitatezza di chi ancora sostiene la sovranità del popolo. Nel contesto mondiale in cui viviamo di accordi internazionali, parlare di sovranità è ormai abbastanza riduttivo tanto più per un Paese che ha ceduto gran parte del suo debito alle banche Europee e ad investitori stranieri. Come per il mutuo, oltre alla rata, è necessario pagare gli interessi e il prestito concesso all’Italia ha un tasso molto variabile perché è condizionato non solo dai mercati, ma anche dalla nostra capacità di gestire il Paese. Questo è anche uno dei motivi per cui solo pensare di tornare alla lira sarebbe semplicemente sciocco in quanto il problema è il debito pubblico e non la moneta con cui dovrebbe essere pagato. Il confronto con altri Paesi tipo Stati Uniti e Giappone che hanno i rispettivi debiti pubblici anche più alti del nostro è fuori luogo in quanto hanno economie totalmente diverse dalla nostra. L’America tra l’altro ha anche una quasi completa copertura in ora del suo debito pubblico (Fort Knox).

Quanto la nostra capacità di contrattazione in Europa, finché non avremo un Governo fortemente rappresentativo e stabile, qualsiasi nostra proposta sarà vista come estemporanea e limitata nel tempo. Dobbiamo iniziare a rivedere il nostro debito pubblico, la gestione interna dell’Italia ed essere in grado di fornire garanzie durature nel tempo.

Nelle attuali situazioni è evidente che lo spread non rappresenta solo un parametro economico, ma è uno dei fattori principali che condiziona la nostra economia.

Mettiamo il caso che tu, proprio tu, comprassi dei BTP (Buono del Tesoro Poliennali) italiani e che a scadenza ne pretendessi il rimborso. Supponiamo che quando vai dalla tua banca per chiedere i tuoi soldi, la banca ti dicesse: “Mi scusi ma non le possiamo rimborsare nulla perché l’Italia non ha i soldi per pagare il suo debito pubblico”.

Tu che faresti? Andresti dalle autorità giudiziarie e quindi prima o poi i giudici sarebbero costretti a pignorare i beni dell’Italia, così come è successo per la Grecia. Che facciamo non paghiamo e ci lasciamo pignorare mezza Italia? E poi in caso di insolvenza chi ci venderebbe più il petrolio o il metano o tutte le materie prime per andare avanti e a chi venderemmo i nostri prodotti?

Per evitare tutto questo, alla scadenza dei BTP l’Italia è costretta ad emetterne altri di pari valore per ripagare quelli scaduti e così il nostro debito pubblico continua ad essere coperto. Per vendere i nuovi BTP bisogna renderli appetibili tramite un tasso di interesse interessante. I problemi politici interni al nostro Paese disincentivano l’acquisto dei nostri titoli e quindi per poterli “piazzare”, non si può far altro che aumentare gli interessi pagati dall’Italia sui BTP. Questo aumento degli interessi viene tradotto con l’aumento dello spread.

È necessario riflettere molto attentamente sulle nostre valutazioni. Siamo diventati molto bravi a parlare di sovranità, di politici incapaci e corrotti, di cospirazioni dell’Europa contro l’Italia, di predominio delle banche, e siamo diventati anche molto bravi a lamentarci di tutto, dalla sanità, alla gestione dei comuni e a qualsiasi aspetto della nostra vita sociale. Siamo diventati un popolo che vuole tutto, vogliamo l’energia, ma non vogliamo che il petrolio il metano sia estratto in Italia, vogliamo l’energia elettrica ma comprata dall’estero perché produrla in Italia inquina, all’improvviso siamo diventati tutti ambientalisti e poi se potessimo compreremmo tutti i Suv da 3.000 di cilindrata. Vogliamo produrre l’immondizia, ma poi assolutamente no alle discariche e agli inceneritori, ci mancherebbe, l’immondizia va portata all’estero. Vogliamo un Italia industrialmente competitiva e poi se si chiude l’Ilva o blocchiamo la TAV che problema c’è!

Vogliamo parlare di lavoro dove l’Italia è a primi posti per falsi invalidi, assenteisti, e il numero di permessi concessi per la 104 sono al limite dell’accettabilità?

Forse qualche dubbio inizierei ad averlo che siano solo i politici ad avere colpa di tutto questo.

Certo che personalmente non credo nei grandi cambiamenti, perché se l’analisi condotta riconduce tutto alla cattiva amministrazione dei politici e dell’Europa, l’analisi condotta è volutamente parziale e sbagliata.

Per l’Legalità Popolare, il punto di partenza è proprio l’analisi del debito pubblico perché ci rende ricattabili e quindi giustamente qualcuno dall’esterno si sente nel dovere e diritto di esprimere il proprio giudizio nei riguardi delle nostre scelte.

Dobbiamo smetterla di lamentarci che non c’è lavoro, che ci stiamo impoverendo sempre più e che la situazione è sempre più difficile. Ma che pensate veramente che la chiusura dei grandi poli industriali, dei grandi centri siderurgici, delle centrali elettriche, sia veramente gratis? Chiudere un’azienda non significa solo perdere dei posti lavoro, ma significa molto altro, significa perdere una tecnologia, una quota mercato e anche tutto l’indotto che normalmente una grande azienda sviluppa introno a se. Siamo diventati un popolo di paurosi, basta una ciminiera che emette un po’ di fumo che siamo tutti pronti a farla chiudere, abbiamo costruito vicino ai centri industriali e ora le aziende devono chiudere perché puzzano ed inquinano, facciamo chiudere gli edifici pubblici perché non sono adeguati sotto il profilo antisismico e poi la gente muore dentro casa… Poi quando c’è una crisi e le difficoltà ci saranno sempre di più la colpa è sola dei politi. L’unica colpa dei politici, oltre a quella di farsi gli affari loro e questo vale per qualcuno e non per tutti, è quella di cavalcare l’onda dei malcontenti e delle paure delle persone per farne campagna elettorale.

Solo per chiarire ulteriormente alcuni aspetti di confronto quotidiano. Alcune persone esprimono la propria contrarietà alla TAV. Alla richiesta di esprimerne la motivazione viene risposto: “Perché non serve”. Ma veramente qualcuno pensa che l’Europa investa miliardi di euro per un’opera che non serve? Veramente qualcuno che non ha mai viaggiato fuori dal proprio orticello, che non è mai stato dentro una sede istituzionale europea, può vantarsi di aver capito tutto e trarre la conclusione che l’opera non serve!

  • Il meccanismo dei Fondi Europei

Secondo il bilancio 2014/16, la Partecipazione Italiana alle politiche di bilancio in ambito UE costa circa 24 miliardi di euro annui e rappresenta, dopo quello della Germania e della Francia, il terzo contributo più importante per la crescita e lo sviluppo dell’Europa.

Questo rappresenta un dato assolutamente rilevante per il peso politico che l’Italia deve rivendicare nei confronti dell’Europa.

A tal proposito si evidenziano alcuni aspetti esaurienti.

  1. La somma versata per quasi 20 anni dall’Italia all’Europa avrebbe ridotto il debito pubblico italiano di almeno un quarto.
  2. La maggior parte dei contributi europei sono stati rinvestiti per infrastrutture e progetti di rinnovamento nei paesi dell’Est Europeo, alcuni dei quali non hanno ancora adottato l’Euro come moneta unica. È necessario ricordare che i livelli salariali di questi Paesi sono ancora notevolmente inferiori alla media italiana, così come i costi relativi alla sicurezza, ai diritti dei dipendenti, e a tanti altri aspetti legati al lavoro e alla produzione. Questo ha comportato negli anni un notevole flusso migratorio delle aziende italiane verso questi Paesi che si è ripercossa come una concorrenza “sleale” sui prezzi dei prodotti finali, assolutamente molto difficile da contrastare per le aziende che invece sono rimaste in Italia.
  3. Notoriamente l’Italia riceve molti meno Fondi Europei rispetto al budget investito. Il problema è evidente ma non è solo questo. Il dramma del nostro Paese è che non abbiamo un progetto comune di crescita per l’Italia. La frammentazione della gestione dei Fondi alle Regioni e l’assoluta mancanza di controlli sui risultati ottenuti, ha disgregato la possibilità di definire e raggiungere gli obiettivi comuni, ovvero quegli obiettivi ritenuti prioritari per l’Italia. La situazione delle zone colpite dal recente sisma del 2016, evidenzia chiaramente il limite del corretto utilizzo dei fondi europei che finanziano tutto, mentre sarebbe più utile concentrare tutte le risorse nella ricostruzione e nella riqualificazione antisismica delle strutture. Ci sono progetti europei che stanno finanziando installazioni di Wi-fi nei comuni. Tutto molto bello e tecnologico, ma sicuramente in questo momento per l’Italia non è una priorità. Uno Stato attento avrebbe dovuto dire: “Fermi tutti, cento mila euro non li possiamo spendere per un impianto Wi-Fi, ma servono per far rientrare prima una famiglia dentro casa.
  4. Per legalità Popolare è necessario anche ridefinire il ruolo delle Regioni, stabilendo i progetti prioritari a medio e lungo termine utili per l’Italia. Uno dei progetti prioritari per Legalità Popolare compatibile con i Fondi Europei è il miglioramento antisismico di tutte le strutture pubbliche e private dei nostri centri storici posizionati nelle zone più critiche.

 

  • Assoluta trasparenza nella scelta dei candidati inviati dall’Italia

Tutti gli Organi e le amministrazioni centrali e periferiche dello Stato inviano a vario titolo i propri rappresentanti in missione presso le istituzioni Europee ed internazionali.

Per Legalità Popolare, la selezione dei candidati deve avvenire applicando i parametri indicati nell’Articolo “Concorsi a trasparenza blindata”, che sostanzialmente individua i criteri oggettivi di valutazione.

In tutte le commissioni europee è infatti necessario inviare solo persone che hanno la massima competenza per la materia trattata e che si riconoscono negli obiettivi prefissati dall’Italia. È necessario dare anche più opportunità alle tante persone che lavorano nelle amministrazioni periferiche, spesso escluse da questi meccanismi e che invece, non solo sono competenti, ma hanno anche una gran voglia di mettersi in gioco in ruoli più rilevanti.

 

  • L’Italia è il terzo Paese dell’Europa

Con l’uscita dell’Inghilterra dall’Europa, l’Italia è diventata per importanza, il terzo Paese dell’Europa, sia per popolazione che per PI, che per contributi elargiti all’Europa.

Questo significa che non può esistere tavolo decisionale dove l’Italia non si adeguatamente rappresentata per peso politico ed economico. Applicare una sanzione all’Italia deve significare rivolgere una giudizio sfavorevole alla terza Nazione dell’Europa che potrebbe comunque esprimere la sua contrarietà alle scelte adottate.

In quest’ottica è altrettanto importante che l’Italia non metta l’Europa e le altre Nazioni nelle condizioni di scegliere autonomamente per noi. Questo è assolutamente necessario per consolidare la serietà del nostro Paese.