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La situazione energetica Italiana
Le fonti energetiche e le loro caratteristiche principali
  • Il reperimento delle fonti energetiche primarie rappresenta un settore strategico per tutti i Paesi al mondo. Per l’Italia questo aspetto è ancora più vitale in quanto importa più del 70% dell’energia consumata.Le fonti energetiche principalmente utilizzate dall’Italia che coprono quasi completamente il fabbisogno energetico nazionale sono:

 

Purtroppo non esiste una fonte energetica migliore delle altre, ognuna ha i sui pregi e difetti.

 

Il petrolio e metano:

  • il petrolio è usato principalmente per la trazione mentre il metano più per il riscaldamento domestico e per produrre energia elettrica.
  • hanno consentito lo sviluppo dell’era moderna e oggi tutti i Paesi industrializzati sfruttano questi due elementi (in molti Paesi si sfrutta ancora molto anche il carbone e il nucleare).
  • l’Italia importa più dell’80% di petrolio e di metano e questo crea una forte dipendenza straniera. Fonte “La situazione energetica nazionale nel 2016” del Ministero dello sviluppo economico
  • il petrolio e il metano, così come il carbone sono inquinanti e probabilmente ampiamente responsabili del cambiamento climatico.

 

Il nucleare: due referendum hanno sancito il no dell’Italia alla produzione di energia nucleare.

 

Fotovoltaico ed eolico:

  • Impatto ambientale: per soddisfare una percentuale importante del fabbisogno energetico italiano, sarebbe necessario coprire di pannelli fotovoltaici o pale eoliche una percentuale molto rilevante di terreni.
  • Rientro energetico (non bisogna considerare solo il rientro economico): è necessario valutare bene la differenza tra l’energia prodotta dalle rinnovabili e l’energia consumata per la costruzione degli impianti considerando attentamente tutti i rendimenti.
  • Instabilità nella produzione: la produzione degli impianti fotovoltaici ed eolici dipendono da fattori climatici non facilmente compensabili dalle centrali elettriche classiche che in molti casi sono già state chiuse.
  • Paradosso del conto energia: è necessario fare molta attenzione alle logiche degli incentivi. Oggi e per i prossimi 15-20 anni, l’Italia dovrà comprare l’energia elettrica prodotta dal fotovoltaico ad un prezzo molto più alto di quello pattuito per l’acquisto di energia elettrica dalla Francia e dalla Svizzera e questi costi supplementari si ripercuotono sulle nostre bollette o sulle nostre tasse.

Il paradosso è ancora più insostenibile se si tiene conto che molti impianti fotovoltaici sono stati installati o venduti da ditte straniere sui nostri terreni e quindi aumentando ancora di più la dipendenza energetica dall’estero. In tal senso è quindi assolutamente necessario controllare che progetti ambientalistici non si rilevino poi degli autogol economici e politici.

 

Idroelettrico: ad oggi più del 47% dell’energia rinnovabile in Italia è prodotta dalle centrali idroelettriche costruite negli anni passati. Il suo utilizzo potrebbe essere potenziato, ma in Italia non ci sono tanti altri fiumi sfruttabili e ormai, qualsiasi grande opera come la costruzione di una diga che abbia un impatto rilevante sull’ambiente, sarebbe vista con estrema diffidenza dai cittadini.

 

Geotermico, solare termico e biomasse: sono tecnologie molto importanti; purtroppo però non hanno le potenzialità di soddisfare, se non in minima parte, il fabbisogno energetico italiano.

 

Approfondimenti tematici

  • L’energia elettrica e l’idrogeno non sono energie primarie in quanto non esistono in natura e quindi devono essere prodotte da altre fonti energetiche. La corrente elettrica è quindi solo un vettore di energia che permette di trasportare l’energia prodotta da una centrale elettrica fino a dentro le nostre abitazioni e fabbriche. Questo significa che le macchine elettriche o a idrogeno non rappresentano la soluzione energetica dell’umanità, ma hanno l’obiettivo di ridurre l’inquinamento nelle grandi città in quanto l’energia necessaria per la loro trazione può essere prodotta lontano dai grandi centri abitati.

 

  • La maggior parte dell’energia elettrica è assorbita dall’industria durante le ore diurne. Visto che l’accumulo di energia elettrica avviene ancora ad un rendimento molto basso, questa deve essere prodotta quando serve, cioè di giorno e possibilmente vicino ai grandi poli industriali per evitare grandi perdite di trasporto sulle linee.

 

  • Con il decentramento delle competenze dello Stato, la gestione dell’energia è passata alle Regioni. La gestione regionale dell’energia richiede delle strutture organizzative e degli oneri molto elevati e spesso neanche tanto ricompensati dai risultati ottenuti. Per la sola redazione dei Piani Energetici Regionali (PEAR), principali strumenti attraverso i quali le Regioni possono programmare ed indirizzare gli interventi strutturali in campo energetico, sono infatti richieste risorse economiche molto importanti e spesso i documenti prodotti, composti da centinaia se non migliaia di pagine, hanno una ridottissima utilità pratica.
  • Negli ultimi anni l’Italia ha fortemente incentivato il fotovoltaico tanto che alcuni partiti auspicano una drastica riduzione dei consumi di petrolio e metano a favore delle energie rinnovabili. Nel 2016 si è arrivato addirittura a indire un referendum per la chiusura delle piattaforme di metano presenti lungo le coste Italiane e questo denota una sfiducia in tutto quello che si è fatto fin’ora in Italia.

Settore energetico

Le proposte di Legalità Popolare

  • La gestione dell’energia deve tornare in capo allo Stato

Il settore energetico è uno dei settori più strategici e vitali dello Stato e qualunque scelta politica fatta oggi, avrà sicuramente delle ripercussioni importanti su tutta la nostra società per molti anni. La gestione dell’energia non può quindi essere delegata alle Regioni, ma deve tornare in capo allo Stato che deve mantenere il controllo capillare e avere una visone d’insieme delle risorse energetiche disponibili per un loro equo sfruttamento. Purtroppo questo aggiustamento richiede una legge costituzionale che prevede un percorso lungo e condiviso da un’ampia maggioranza.

 

  • Consolidamento degli accordi internazionali

Legalità Popolare ritiene che attualmente l’Italia non è nella situazione ottimale per proporsi incisivamente nel mercato mondiale del petrolio o del gas metano e quindi è assolutamente ragionevole mantenere e consolidare gli accordi energetici siglati negli anni con le altre Nazioni. L’Italia è in una situazione assolutamente delicata sotto il profilo energetico tanto che minime oscillazioni del costo del greggio producono fortissime ripercussione sulla produzione e sui trasporti.

 

  •  Corretta diversificazione delle fonti di approvvigionamento

Uno dei vantaggi dell’Italia è quello di aver saputo diversificare l’approvvigionamento delle fonti energetiche tra le fonti fossili e le rinnovabili. Le fonti energetiche impiegate per la copertura del fabbisogno energetico sono abbastanza equilibrate e quindi anche per i motivi indicati nel paragrafo Fotovoltaico ed eolico, non è ragionevole investire ulteriormente sulle energie rinnovabili. Il nuovo assetto energetico che già a fatica si sta riequilibrio dopo i vari conti energia, non può essere ulteriormente sollecitato.

  • Sfruttamento dei giacimenti di metano e petrolio Italiani

È necessario valutare bene le risorse energetiche italiane e chi le può sfruttare. Gli accordi comunitari prevedono che lo sfruttamento dei giacimenti di metano e petrolio siano concessi ad aziende tramite appalti europei. Il Governo deve mettere in campo tutte le risorse disponibile per limitare questa liberalizzazione.

Una proposta di Legalità Popolare potrebbe essere quella di proporre un compromesso che in qualche modo vada a compensare la penalizzazione imposta dall’Europa sulla riduzione delle nostre quote latte, zucchero, vino ecc. Ricordiamo che l’Italia è stata la Nazione che più di tutte ha subito la riduzione delle quote di mercato a vantaggio tra l’altro delle Nazioni più ricche in Europa. In più occasioni l’Europa ha investito sulla chiusura delle nostre aziende e questo grazie anche al tacito consenso di chi invece doveva difendere a tutti i costi la produzione Italiana. La chiusura di tanti zuccherifici è forse l’esempio più eclatante di una strategia non condivisa.

Con la chiusura degli impianti saccariferi, non si è perso solo lavoro destabilizzando le realtà locali che vivevano intorno a questi stabilimenti, ma si è persa una tecnologia dove l’Italia era all’avanguardia e oggi, che il concetto delle quote è superato, riaprire uno zuccherificio in Italia sarebbe quasi impossibile. Il risultato è che oggi lo zucchero che mangiamo proviene dall’Inghilterra che tra l’altro sta uscendo anche dall’Europa.

 

  • Maggiore trasparenza nelle bollette energetiche

Le bollette di luce e gas devono essere sempre più trasparenti. Ormai è noto a tutti che i costi fissi nelle bollette superano sempre più il costo dell’energia realmente consumata. Legalità Popolare chiede l’avvio di un’indagine più approfondita considerando che la costruzione degli elettrodotti e metanodotti sono già stati pagati dagli Italiani con le tasse versate da decenni ad oggi. Inoltre il canone RAI non può essere fatto pagare nella bolletta dell’ENEL in quanto l’energia elettrica è un sevizio essenziale o primario, mentre la televisione no.

Il Focus di Legalità Popolare

In riferimento alla proposta di chiusura delle piattaforme del metano, dell’Ilva e di altre grandi aziende Italiane, ognuno di noi si sta creando un’idea personale su quello che ritiene pericoloso o meno e trovando un alleato nel vicino di casa, o più lontano tramite i social network, rafforza la propria convinzione, tanto da sentirsi in dovere di convincere chiunque abbia un ruolo decisionale, della necessità di chiudere quella determinata attività e accusando poi la stessa persona di negligenza quando questi non risponde positivamente alla propria ideologia (effetto echo chamber).

Questo gioco è veramente molto pericoloso perché se seguissimo tutte le tendenze del momento, proposte da ogni singolo gruppo di persone, in poco tempo dovremmo chiudere metà delle aziende presenti in Italia.

Con un apparato normativo così complesso, una tassazione molto alta e difficoltà varie delle aziende, oggi far chiudere un’attività è facilissimo, il problema vero è cercare di tenerle aperte

Legalità Popolare si oppone fortemente al concetto di chiudere le aziende italiane solo perché vogliamo che la produzione che non ci piace venga fatta all’estero. L’orgoglio nazionale ci impone invece che finché avremo bisogno di un prodotto o di una fonte energetica, quel prodotto o quell’energia, dovrà essere realizzato o ricercata in casa.

Questo concetto vale ancora di più per l’energia in quanto gli approvvigionamenti di metano e petrolio sono anche fonti di guerre e disuguaglianze nel mondo e quindi è moralmente scorretto pensare di chiudere le piattaforme in Italia perché ritenute potenzialmente inquinanti per poi andare ad acquistare il metano da altre Nazioni.