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La gestione delle emergenze
I segnali di un territorio troppo vulnerabile

Purtroppo l’Italia, da nord a sud è spesso colpita da eventi calamitosi i cui effetti si ripercuotono pesantemente per anni se non per decenni, sulla vita dei cittadini. Durante le fasi emergenziali, il sistema reagisce abbastanza bene e l’intervento in massa delle Amministrazioni dello Stato e della gente comune che a qualsiasi titolo apporta il suo contributo, riduce, per quanto sia possibile, l’impatto dell’evento sulla collettività colpita. Quello che è più difficile per l’Italia, è fronteggiare il dopo emergenza, ovvero la ricostruzione e il ritorno ad nuova normalità. Spesso, questa attività è veramente troppo lunga e snervante e le ragioni sono da ricercarsi nella sovrapposizione di competenze tra le Amministrazioni, nella gestione degli appalti bloccati dai ricorsi, dalle opere realizzate male e in tanti altri motivi. Tra le lungaggini dello Stato e la rabbia dei cittadini, spesso rimango solo i sindaci che si trovano a fronteggiare improvvisamente scenari quasi del tutto sconosciuti.

Le emergenze e quello che ne consegue dopo, normalmente assorbono molte energie dello Stato in termini economici e spesso queste risorse, mancando un coordinamento forte e un progetto unitario a medio termine, vengono disperse in attività secondarie che in definitiva non aiutano molto le comunità colpite.

In Italia la gestione delle grandi calamità è affidata al Dipartimento della Protezione Civile alle dirette dipendenze dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Questa collocazione funzionale esprime chiaramente la volontà politica di gestire direttamente le emergenze e tutto quello che ne comporta dopo. Se è vero che in alcune occasioni questo sistema ha garantito il successo delle attività compiute, avvalendosi tra l’altro di smisurati fondi pubblici, è anche vero che in tutte le altre situazioni che si sono verificate e che si potranno verificare, l’ingerenza diretta della politica nella gestione delle emergenze non è conforme all’ordinamento giuridico nazionale. Oltre al Dipartimento Nazionale, l’attività della Protezione Civile è strutturata attraverso le Regioni che hanno creato al loro interno delle strutture organizzative molto impegnative e complesse. Anche i fondi per la gestione delle emergenze e la ricostruzione vengono gestiti attraverso le Regioni.

Le stesse attività di coordinamento viste da un altro punto di vista, vengono attuate anche dal Ministero dell’Interno tramite le Prefetture e il Dipartimento dei Vigili del Fuoco che formalmente gestiscono più la parte operativa degli interventi in emergenza.

Le due strutture, quella politica della Protezione Civile e quella del Ministero dell’Interno, non hanno in realtà un obbligo formale di comunicare tra di loro e quindi le Regioni, in qualità di organi politici possono agire in maniera del tutto autonoma rispetto alle strutture del Ministero dell’Interno e quindi spesso, dietro alla risoluzione di una calamità, vi è il buon senso delle persone piuttosto che una organizzazione strutturata perfettamente.

È necessario inoltre evidenziare che in alcune Regioni e città, le strutture della Protezione Civile sono diventate dei centri di potere veramente consistenti, tanto da assorbire tantissimo personale, dirigenti, mezzi, spazi per la logistica ecc. tanto che i costi di gestione hanno un peso rilevante sui bilanci degli Enti pubblici. È inutile specificare che queste strutture hanno un’espressine prettamente politica e quindi anche le nomine dei vertici avviene per delega politica.

Parlando di gestione delle emergenze non è possibile non parlare di pianificazione. Oggi esiste un piano di emergenza per qualsiasi evento che potenzialmente potrebbe coinvolgere la collettività, tanto che per scrivere un elenco non esaustivo di tutti i piani di emergenza non basterebbero decine e decine di pagine. Non basta. Ogni ente redige i suoi piani di emergenza in maniera del tutto autonoma e spesso con il contributo di professionisti esterni che non sono mai intervenuti, e sarebbe strano il contrario, su uno scenario operativo.

Un altro aspetto da analizzare riguarda l’emanazione delle allerte meteo e le conseguenze giudiziarie che esse producono. Negli ultimi anni, la Protezione Civile ha predisposto un servizio di allerta meteo che avvisa tutti, di potenziali rischi per l’imminente arrivo di perturbazioni climatiche. Il sistema è talmente sensibile che qualsiasi variazione climatica viene interpretata come un potenziale pericolo e quindi il numero di comunicazioni inviate tramite sms o pec è cresciuto negli ultimi anni, quasi a dismisura.

Il problema non è nel numero di messaggi inviati, ma nelle conseguenze legali che queste producono in caso di evento calamitoso. In Italia, vi sono infatti molti sindaci o dirigenti delegati, che stanno rispondendo penalmente per la non adozione di idonei provvedimenti preventivi, che forse avrebbero evitato un disastro.

La tendenza è quindi quella di spostare la colpa, dal singolo cittadino che probabilmente non è stato in grado di valutare autonomamente un pericolo, al primo responsabile locale di Protezione Civile del comune che è appunto il sindaco. Questo sistema sta ovviamente portando i primi cittadini dei comuni ad emanare ordinanze preventive ingiustificate, scaturite più da una preoccupazione di carattere legale che da un’analisi tecnica del rischio.

Ne è un esempio la chiusura preventiva delle scuole che in realtà dovrebbero essere preventivamente chiuse per ogni allerta meteo emanata. È bello solo ricordare che la generazione dei nostri nonni era orgogliosa di tenere, non solo le scuole, ma tutti gli uffici pubblici aperti funzionanti anche dopo le copiose nevicate degli anni ormai passati, ma forse era una generazione molto più orgogliosa di quanto lo siamo noi.

 

L’analisi condotta per i piani d’emergenza e per le allerte meteo può essere indicata come un “Effetto scivolamento, delle informazioni ricevute, che si manifesta tramite il totale disinteresse di quanto riportato su un documento. Il fenomeno è talmente automatico, che talvolta basta solo il titolo del documento stesso per escluderne automaticamente la lettura. Questo fenomeno non è trascurabile in quanto in un processo giudiziario, questi documenti rappresentano dei fattori assolutamente rilevanti e qualcuno scopre la loro esistenza e i loro contenuto solo in queste situazioni.

La gestione delle emergenze

le proposte di Legalità Popolare

  • Il riordino del Dipartimento della Protezione Civile, dalla Presidenza del Consiglio al Ministero degli Interni

La gestione delle emergenze di protezione civile, così come avviene per le emergenze di difesa civile in caso di attacco terroristico (corrispondente alla sicurezza nazionale in altri Paesi), deve essere delegata al Ministero dell’Interno. La Protezione Civile, così come i Vigili del Fuoco e la Polizia deve diventare un Dipartimento del Ministero dell’Interno, che è l’organo politico preposto per risolvere i problemi interni al Paese, comprese le emergenze. Nello schema sotto riportato si riporta la situazione attuale e futura delle strutture dello stato deputate alla gestione delle emergenze locali e nazionali

  • Gestione del soccorso immediato

In caso di evento emergenziale, i tavoli di coordinamento devono essere ricondotti necessariamente a due, quello dei Vigili del Fuoco in caso di calamità e quello della Questura in caso di Ordine e Sicurezza Pubblica. I due tavoli sono presieduti dal Comandante dei Vigili del Fuoco e dal Questore locale, mentre il Prefetto deve garantire, in qualità di rappresentante del Governo nel territorio, la risposta politica e univoca dello Stato. Secondo la visione di Legalità Popolare che prevede la ridefinizione apolitica delle provincie, in caso di calamità, il dirigente provinciale o il suo delegato alla protezione civile interviene nella sala decisionale dei Vigili del Fuoco per apportare il suo contributo e quello dei volontari. Ciò significa che il coordinamento della protezione civile locale, deve transitare dalle Regioni alle Provincie. In definitiva, il concetto che Legalità Popolare intende perseguire è il seguente: “È’ meglio avere molti più distaccamenti dei Vigili del Fuoco sul territorio che tanti uffici della Protezione Civile dislocati all’interno dei palazzi.

  • Gestione del volontariato nel soccorso immediato

Le squadre dei volontari potranno apportare il loro contributo nelle operazioni di soccorso in funzione della loro formazione e attrezzatura, con incarichi assegnati dalla centrale operativa dei VV.F.

 

  • Riduzione progressiva delle sale operative e delle strutture non operative

Presso il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco e della Questura devono essere allestite idonee sale per accogliere tutte le postazioni degli enti preposti al soccorso. Dovrà essere allestito un mega schermo dove verranno individuate tutte le emergenze in atto desumibili dal numero unico per le emergenze (112) e le squadre presenti sul campo. Le attrezzature necessarie saranno rese disponibili dal progressivo smantellamento delle tante sale operative presenti attualmente sul territorio. Anche le imponenti strutture Regionali e Comunali della Protezione Civile devono man mano ridimensionarsi e tutte le competenze operative della protezione Civile, tipo la commissione grandi rischi, devono diventare di competenza esclusiva del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, in quanto riguardano la salvaguardia immediata delle persone. In particolare la Commissione Grandi Rischi fornisce indicazioni in merito all’evoluzione di possibili rischi che possono coinvolgere una determinata zona o collettività. Per quanto sia indubbia la competenza dei membri, risulta quanto meno anomala l’assenza di rappresentanti dei Vigili del Fuoco. Inoltre in caso di attivazione, la commissione si dovrebbe esprimere in merito alla presenza di un imminente o potenziale pericolo in un territorio dove sono già presenti i tecnici dei Vigili del Fuoco e il cui incarico istituzionale è proprio quello di eseguire questo tipo di valutazioni. Sarebbe alquanto sconveniente solo ipotizzare che i “piccoli rischi” debbano essere valutati da alcuni tecnici mentre quelli ritenuti “grandi” debbano essere valutati da qualcun altro. Ovviamente poi saranno i tecnici dei Vigili de Fuoco, nel caso, a richiedere il supporto della comunità scientifica, ma questo deve avvenire solo tramite i canali propri dell’amministrazione deputata al soccorso.

  • Nuovo approccio nella redazione dei piani d’emergenza

Seguendo la strategia delle due sale di coordinamento, tutti i piani di emergenza di interesse collettivo devono essere vagliati dalla Questura e dai Vigili del Fuoco. I piani di emergenza devono essere applicabili in caso di emergenza e quindi devono avere il dono della sintesi ed inoltre il numero dei documenti prodotto deve essere molto ridotto in quanto la maggior parte delle emergenze sono riconducibili alla stessa modalità di intervento. I piani di emergenza dei comuni devono essere rinominati in documenti di “Documenti di Analisi del Territorio” e dovranno indicare le possibili criticità e vulnerabilità del proprio territorio, gli interventi di miglioramento da eseguire, la mappatura degli idranti e i possibili contributi che potranno essere forniti ai soccorritori in termini di competenze e mezzi in caso di intervento. Legalità Popolare persegue l’obiettivo di scrivere meno e investire molto sul miglioramento delle condizioni dei comuni, riducendo la vulnerabilità dei territori.

 

  • Gestione della ricostruzione dei territori colpiti da gravi calamità

Purtroppo prima di ricostruire è necessario demolire e bonificare. Nella tristezza degli eventi e nel rispetto delle popolazioni colpite, lo Stato ha il compito e il dovere di ricucire il prima possibile le ferite e spesso questa fase richiede la completa demolizione delle strutture danneggiate dall’evento. Diverse Amministrazioni dello Stato e ditte private locali dispongono dei mezzi necessari per le demolizioni e quindi è necessario dividere il territorio in più aree in modo tale che ogni ente possa agire senza interferenze. Ovviamente lo smaltimento delle opere demolite deve essere eseguito sul posto evitando assolutamente il trasporto delle macerie. Anche l’assegnazione del Commissario per la ricostruzione può essere rivista. Innanzitutto è bene specificare che anche all’interno delle Amministrazioni presenti sul territorio ci sono delle professionalità molto elevate e volenterose e quindi potrebbe essere più produttivo nominare una o più persone per provincia che una sola persona nominata dalla politica e che forse non conosce nulla di quello specifico territorio. La nomina potrebbe partire dalle istituzioni locali e se le persone individuate non fossero schierati politicamente sarebbe ancora meglio.

 

  • Risarcimento ai proprietari

La ricostruzione prevede normalmente periodi lunghi e un impegno economico non indifferente. I costi degli affitti, delle case provvisorie, degli appalti, della scelta delle aree ed altre attività, richiedono un impegno economico non indifferente per lo Stato e i risultati ottenuti dopo anni, sono spesso contestati fortemente dalla popolazione interessata. Legalità Popolare propone un risarcimento forfettario ai proprietari degli edifici demoliti, immediato e uguale per tutti in funzione della superficie dell’abitazione registrata al catasto o al comune. Ricostruire un’abitazione su un terreno già di proprietà costa tra gli 800 e i 1.200 € a metro quadro. La cifra risarcita potrebbe essere valutabile intorno ai 600€ a mq. Lo Stato potrebbe quindi garantire l’esecuzione delle demolizioni necessarie, la bonifica dell’area e il risarcimento alle persone colpite. In questo modo, lo Stato potrebbe completare le attività post emergenza in pochissimo tempo e probabilmente anche con un considerevole risparmio economico Tra l’altro, è necessario puntualizzare che solo chi ha vissuto il dramma e la paura di un terremoto o di un’inondazione ha il diritto di decidere se tornare a vivere dove abitava o se rifarsi una nuova vita da un’altra parte.

 

  • Il patrimonio storico dell’Italia e le opere provvisionali

Sempre compito dello Stato, è valutare l’importanza di un bene storico e quanto il suo mantenimento necessiti di sforzi aggiuntivi. Purtroppo questi impegni concentrati su singole opere rischiano di assorbire molte delle risorse economiche e per lunghi periodi e quindi l’orientamento di Legalità Popolare è quello della risoluzione definitiva del problema, salvaguardando solo quello che veramente rappresenta un emblema importante per la comunità locale. Il rientro alla normalità, deve essere in questi casi, predominante e prioritario rispetto alla necessità di salvaguardare una parte del patrimonio storico di minor valore. In quest’ottica, anche la realizzazione delle opere provvisionali deve essere assolutamente limitata a quelle situazioni estreme dove proprio non è possibile demolire e un potenziale crollo non consente la riapertura di una strada o di un altro edificio. Il concetto espresso da Legalità Popolare è che ristrutturare e trasformare una costruzione vecchia e lesionata in un edificio antisismico, ha normalmente dei costi molto più alti che costruirlo nuovo e quindi lasciare mezzi edifici pericolanti o ruderi per i borghi dell’Italia non porta poi a dei grandi vantaggi.

  • Riduzione del numero di commissioni e schede valutative

La commissione incaricata di indagare su un edificio lesionato deve essere una e una sola. Analogamente la scheda risultante o la relazione deve essere una e definitiva. Lontano dalla zona più colpita dove i danni sono meno evidenti, i VV.F. agiscono in maniera autonoma per la valutazione della fruibilità degli edifici, mentre un successivo sopralluogo di una commissione quantificherà i danni.

 

  • Tracciabilità e assoluta trasparenza di tutte le donazioni

Basta semplicemente aprire un sito internet dove registrate in tempo reale tutte le donazioni fatte. L’utilizzo dei fondi deve riguardare prioritariamente il ripristino delle e scuole e il supporto alle famiglie realmente disagiate sotto il profilo economico e dovrebbe essere gestito da una commissione provinciale e non nazionale.

 

  • Le allerte meteo sono uno strumento di autotutela dei cittadini

Le allerte meteo hanno una valenza previsionale e per tanto nessun sindaco può essere perseguito per la non adozione di provvedimenti preventivi. La responsabilità deve rimanere in carico al cittadino che oggi ha a disposizione tutte le fonti di informazione. Cosa ben diversa sarebbe se ovviamente vi fossero segnali tangibili di un eventuale rischio per la popolazione e nessuno prendesse dei provvedimenti cautelativi.