5 miliardi per chiudere le centrali a carbone italiane

Centrale elettrica a carbone
Il Governo spenderà più di sei miliardi del Recovery Fund per la decarbonizzazione dell’Italia, ovvero per azzerare i consumi di carbone che praticamente significa chiudere le 8 centrali elettriche a carbone che ancora abbiamo in Italia. Prima di tutto è necessario ricordare che i primi consumatori di carbone al mondo sono la Cina, l’India, gli Stati Uniti ed altri tra cui in primis in Europa c’è la Germania. Per altri Paesi come la Polonia, la Repubblica Ceca il carbone rappresenta oltre che un importante fonte di energia primaria per la produzione di energia elettrica, un importante fonte di riscaldamento visto che molte caldaie domestiche sono alimentate proprio dal carbone.
L’Italia ha un consumo marginale di carbone tanto che non appariamo neanche nelle liste dei Paesi consumatori, ma nonostante ciò il Governo vuole procedere freneticamente nella rapida chiusura delle centrali elettriche Italiane rigorosamente entro il 2021. Il settore energetico è assolutamente strategico per la sopravvivenza di un Paese e non si dovrebbe agire seguendo l’onda emozionale e frenetica di poche persone incapaci ed incompetenti che non sanno fare due conti banali. Innanzitutto il clima riguarda tutti e quindi se le altre Nazioni non si allineano alle scelte adottate dall’Italia saremo gli unici a vantare un primato di cui non interessa a nessuno tantomeno all’ambiente globale che non beneficerà di nessun miglioramento visto le grandi quantità di carbone consumate nel mondo. Non è chiaro da quale fonte verranno sostituite le 8 centrali elettriche. Secondo il Governo è escluso una riconversione a metano e quindi si pensa alle rinnovabili. Peccato che la maggior parte dell’energia elettrica viene consumata al nord dove c’è anche la maggior parte della produzione industriale e quindi se parliamo di fotovoltaico è impensabile che l’alimentazione alla rete nazionale sia a giorni alterni in funzione del tempo se è sereno o nuvoloso. È impensabile anche riempire il Sud di impianti fotovoltaici in quanto non è eticamente corretto depauperare i terreni del sud per far arricchire il nord ed inoltre nel trasporto dell’energia elettrica da sud a nord si perde quasi un terzo di quella prodotta. Non c’è un piano strategico che possa realmente e concretamente soddisfare l’aumento di energia elettrica richiesta negli ultimi anni dovuta all’aumento dei condizionatori domestici e nell’uso degli elettrodomestici. Addirittura vogliono incentivare anche le macchine elettriche e ancora non è chiaro chi andrà ad assorbire questo enorme fabbisogno energetico. Sembra un film già visto con il nucleare quando dopo il referendum dell’87 abbiamo chiuso tutte le centrali nucleari presenti in Italia. Siamo stati gli unici ad adottare freneticamente un immediato cambiamento di rotta sul nucleare e poi? Le 4 centrali nucleari stanno ancora lì senza un progetto di smantellamento definitivo e l’aspetto più paradossale è che una buona parte dell’energia elettrica dagli anni ’90 la compriamo dalla Francia, dalla Svizzera e da altri Paesi che la producono proprio dalle centrali nucleari. Ovviamente la decarbonizzazione è un progetto ambizioso per l’ambiente ma le scelte vanno ragionate e programmate negli anni, anche perché non tutte le centrali elettriche a carbone in Italia sono inquinanti allo stesso modo e alcune potrebbero essere adeguate al fine di una quasi completa riduzione delle emissioni nocive.
Il carbone ad uso domestico
In molti Paesi il carbone viene ancora utilizzato per il riscaldamento domestico e quindi viene venduto normalmente come la legna