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Il crollo del ponte Morandi – Genova
Il crollo del ponte Morandi a Genova rappresenta un momento di smarrimento delle capacità costruttive di noi Italiani, che da sempre ci riteniamo leader nelle tecnologie e nelle costruzioni.

Una prima analisi che Legalità Popolare propone è la seguente.

  • Non è facile individuare un colpevole o delle responsabilità in quanto, in genere, una struttura in cemento armato, prima di crollare, da dei segnali di cedimento. In alcuni casi questi segnali non si manifestano all’esterno, ovvero non sono visibili e quindi dal controllo non emergono grosse criticità.
  • Probabilmente se si sono rotti prima i tiranti, allora potrebbe essere stato anche un errore di progettazione, mentre se è crollato prima il pilone, potrebbe essere anche un problema di qualità del cemento e quindi della struttura portante. Nello stesso tempo potrebbe aver ceduto anche una parte delle fondamenta del pilone, ma è una probabilità molto remota
  • Da quanto appreso dai media sembrerebbe che il ponte era attenzione per problemi di corrosione. Il ferro arrugginendo fa scoppiare l’intonaco o il copriferro di protezione, ma questo fenomeno non giustifica mai un crollo di un ponte che è progettato con un coefficiente di sicurezza che tiene conto proprio di questi aspetti imponderabili.
  • Il cemento armato, se progettato correttamente, può lavorare a fatica (il termine non è proprio corretto), comunque riesce a sopportare bene le oscillazioni e le vibrazioni prodotte dal passaggio dei veicoli e dei mezzi pesanti.

 

Ora le domande sono:

  • Se il ponte fosse stato controllato e se si fossero eseguite le opere di manutenzione necessarie, si sarebbe evitato il crollo? Non è così semplice dimostrarlo in quanto sarebbe necessario capire che tipo di cedimenti erano visibili.
  • A chi competeva il controllo del ponte e quindi la manutenzione? Probabilmente sia Autostrade per l’Italia che il Ministero delle Infrastrutture dovranno confrontarsi sui contratti stipulati

 

La riflessione è la seguente. Non credo che in questo momento servano le guerre tra Italiani, tra partiti, tra lo Stato e le società private. Serve invece una riflessione tra tutti per capire come risolvere insieme i problemi della nostra Italia. Le società hanno l’obiettivo di produrre utile, ma da qui a condannare tutti prima che la giustizia possa svolgere le proprie indagini è inopportuno.

Sicuramente non è colpa dell’Europa così come qualcuno ha riferito nelle comunicazioni ufficiali avviate tramite i social!

Noi Italiani vorremmo trovare subito un colpevole per tutto, come avviene quando muoiono delle persone in montagna o in qualsiasi incidente.

Purtroppo non è così e quindi la soluzione qual è?

Non esiste una soluzione unica. Intanto la più logica sarebbe quella di chiedere ad Autostrade un cronoprogramma per la verifica di tutti i viadotti da loro gestiti, fornendo un elenco delle criticità e dei lavori e collaudi eventualmente necessari. Una volta definiti i lavori più importanti è necessario definire i costi e chi li deve affrontare, considerando che a tutti potrebbe convenire un accordo tra le parti.

 

Togliere la concessione ad Atlantia, così, senza nessun accordo e con la certezza di pagare penali di miliardi di euro non ha nessun senso. La provocazione messa in atto dal Governo è ancora più grave se si considera che alcuni Ministri si stanno sostituendo alla Magistratura e quindi hanno già individuato un colpevole.

Forse il Governo non accetta gli utili così alti conseguiti dall’azienda?

Sicuramente il problema delle tariffe autostradali più alte in Europa è una tematica da affrontare ma, innanzitutto è necessario capire chi lo ha permesso e poi comunque non è possibile trattare contemporaneamente il crollo di un ponte con le tariffe, tra queste due tematiche non ci può e non ci deve essere nessun collegamento.

Questo significa che è invece necessario raggiungere un accordo tra Autostrade per l’Italia e il Ministero dei Trasporti. Per far questo è necessario dimostrare tutta la competenza del Governo che deve stipulare un accordo serio e duraturo.

Quella di non pagare le penali in caso di recesso della concessione esprime tutta l’incertezza dell’Italia in quanto questo, è quello che purtroppo avviene sistematicamente con le ditte: la gente e alcuni enti statali non pagano i lavori e le forniture e quindi le aziende falliscono.