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Il cambiamento climatico e

l’efficientamento energetico

Le emissioni di anidride carbonica e gli investimenti in Italia

Il cambiamento climatico è un problema non solo dell’Italia ma di tutta l’umanità e come tale deve essere affrontato. Esiste però anche una remota possibilità che l’aumento della temperatura globale non sia dovuto solo alle attività svolte dall’uomo, ma anche da altre cause a noi sconosciute come è avvenuto per l’alternanza medio lunghe delle ere glaciali e torride. Ricordiamo che anche le grandi eruzioni vulcaniche che emettono una grandissima quantità di CO2 ed altre polveri, possono incidere sul clima.

Questo aspetto non è proprio secondario perché in Italia, così come in tutti gli altri Paesi, non esiste una legge sovraordinata che definisca in maniera univoca una correlazione diretta tra le attività umane, l’aumento della CO2 e il cambiamento climatico.

Lo schema sopra descritto può essere così riassunto

 

 

Un altro aspetto su cui è necessario riflettere è la stima di quanto realmente l’Italia sia responsabile del cambiamento climatico. I Paesi più emittori di CO2 sono sicuramente gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, l’India, il Giappone, la Germania ecc. L’Italia è al decimo posto ed emette l’1,7% dell’anidride carbonica prodotta nel mondo.

Anche per il consumo di carbone la classifica non cambia molto, tranne che per l’Italia che ha avviato già da diversi anni un progetto per la totale decarbonizzazione. Il carbone è uno dei combustibili fossili più inquinanti in quanto emette, oltre ovviamente alla CO2, anche delle polveri particolarmente nocive per l’uomo che solo gli impianti più moderni sono in grado di trattenere. In molti Paesi dell’Europa, il carbone viene ancora ampiamente utilizzato per la produzione di energia elettrica e nel riscaldamento domestico. Quest’ultimo settore è quello più inquinante perché ovviamente nei piccoli impianti domestici, non è installato nessun tipo di filtraggio dei fumi.

Possibili interventi di efficientamento energetico

  • la sostituzione degli infissi. La maggior parte dell’energia termica (calore) viene dispersa dalle finestre molto vecchie con vetri singoli
  • la sostituzione della caldaia. I rendimenti delle caldaie molto datate sono particolarmente bassi.
  • Questi due interventi permetterebbero già da soli di risparmiare circa il 30% dei consumi annui ed inoltre hanno il pregio di non essere particolarmente invasivi e dispendiosi.
  • Ovviamente è bene considerare che più aumenta la tecnologia e più aumenta l’investimento iniziale e la manutenzione degli impianti.A livello industriale l’efficientamento energetico è molto più complesso e spesso gli investimenti sono molto più onerosi.

 

  • Altri possibili interventi economicamente più impegnativi sono:
    • la coibentazione delle pareti esterne (cappotto termico)
    • l’installazione di pompe di calore (abbinate ad impianti fotovoltaici)
    • il riscaldamento a pavimento (abbinato ad una fonte geotermica o al solare termico)
    • e molte altre

    Ovviamente è bene considerare che più aumenta la tecnologia e più aumenta l’investimento iniziale e la manutenzione degli impianti.

    A livello industriale l’efficientamento energetico è molto più complesso e spesso gli investimenti sono molto più onerosi.

Il cambiamento climatico e l’efficientamento energetico

Le proposte di Legalità Popolare

  • Riduzione degli incentivi statali (probabile scelta impopolare)

In questo periodo è necessario ridurre, almeno parzialmente, gli incentivi statali riservati alle rinnovabili e all’efficientamento energetico. Purtroppo in questo momento l’Italia non può continuare ad incentivare “tutto” perché questo “tutto” si sta ripercuotendo gravemente sulle tasse pagate dagli Italiani e sui tagli alle pensioni. È quindi è necessario iniziare a fare delle scelte politiche su quelle che sono le necessità più urgenti per l’Italia. Le priorità più immediate per Legalità Popolare sono altre tra cui in particolare la riduzione della spesa pubblica, la riduzione del peso fiscale e il miglioramento antisismico degli edifici presenti nell’entroterra appenninico. A tal proposito si rileva per esempio, l’evidente incongruenza di incentivare l’installazione di un cappotto termico su un edifico assolutamente vulnerabile dal punto di vista sismico.

 

  • Più risolutezza nell’accesso ai fondi Europei

Maggiore attenzione ai fondi Europei e regionali. L’Italia è uno dei maggiori contribuenti del Fondo Strutturale d’Investimento Europeo (SIE) gestito dalla Commissione Europea. Questi soldi in parte tornano in Italia tramite i fondi strutturali europei e regionali (FES e FESR). Ogni amministrazione dovrebbe creare nel proprio organico, un gruppo di professionisti, formati e specializzati per la predisposizione dei progetti europei. Alcune Amministrazioni più virtuose hanno formato dei tecnici interni per l’ottenimento dei fondi europei ma non sono riuscite ad incentivare il maggior carico di lavoro richiesto ai dipendenti. Inoltre i fondi ottenuti spesso non possono essere gestiti direttamente dalle amministrazioni richiedenti con delle complicazioni burocratiche notevoli. Tutti questi processi devono essere invece assolutamente agevolati e le persone formate devono essere incentivate con una percentuale anche minima, dei fondi ottenuti. L’incentivo distribuito al singolo dipendente in questo senso deve diventare veramente uno strumento motivazionale sia dal punto di vista economico che professionale.

 

  • Maggiore tolleranza nell’applicazione degli obiettivi Europei

L’obiettivo 20-20-20 ed altri che sicuramente verranno emanati dall’Unione Europea, devono essere applicati con un maggior margine di tolleranza. Prima di chiedere ulteriori sforzi all’Italia, è necessario quantificare con attenzione i potenziali benefici ambientali ricavabili. È necessario anche ricordare che molti Paesi in Europa, tra cui in primis la Germania, la Polonia, la Repubblica Ceca ed altri, producono la maggior parte della corrente elettrica e del calore necessario per il riscaldamento, con il carbone. Se si vuole fare quindi un’analisi delle priorità è chiaro che sarebbe necessario intervenire prima sul miglioramento di queste situazioni che sono realmente più impattanti per l’ambiente. Inoltre, rispetto al PIL prodotto, l’Italia è quasi uno dei Paesi più virtuosi d’Europa rispetto alle emissioni di CO2. Questo significa che anche incentivando pesantemente l’efficientamento energetico nel civile ed imponendo grosse trasformazioni alle aziende, le emissioni di CO2 dell’Italia si ridurrebbero di un certa percentuale più o meno alta, ma sempre di quell’1,7% del totale emesso a livello mondiale. Siamo tutti d’accordo che si possa e si debba fare di più, l’importante è che gli investimenti non ricadano sempre sulle tasse degli Italiani e che le restrizioni emanate in materia, invece di migliorare la situazione delle aziende, non ne agevolino solamente la loro chiusura, visto che già di per loro, le aziende italiane vivono momenti abbastanza difficili.

 

  • Riduzione delle emissioni da parte delle centrali elettriche e maggior controllo

Secondo Legalità Popolare è necessario porre la massima attenzione sulle emissioni dei grandi impianti industriali e delle grande centrali elettriche. È necessario quindi obbligare l’installazione di nuovi e più efficienti impianti di abbattimento di emissione si sostanze pericolose al fine di rendere quasi nullo l’impatto ambientale. Premesso questo aspetto di ovvia necessità, Legalità Popolare si oppone fortemente alla chiusura incondizionata di tutti gli impianti elettrici Italiani. Anche per le centrali a carbone, che sono notoriamente le più nocive, esistono dei sistemi di abbattimento totale delle emissioni e quindi prima di chiudere un qualsiasi grosso impianto è necessario domandarci in che direzione vogliamo andare e che Paese sarà l’Italia tra venti o trent’anni. È sconcertante e avvilente rilevare con quanta facilità si stanno proponendo la chiusura di tante aziende e in nome di un falso ambientalismo professato solo da chi ha interessi economici personali. La chiusura di questi impianti non è a costo zero e avrà forti ripercussioni sulla nostra vita sociale, sul lavoro, sulla produzione, sulla dipendenza straniera e questa volta non ce la potremo prendere contro i soliti politici visto che le scelte le stiamo facendo noi oggi appoggiando false guerre contro tutto quello che ci circonda. Una volta eravamo noi gli inventori e i promotori di nuove tecnologie e i nostri nonni non avevano paura delle sfide e si sono messi in gioco, rischiando anche un po’, ma consapevoli di una forza d’animo e con la voglia di fare e di costruire. Una volta avremmo inventato sistemi ad inquinamento zero, sistemi moderni e più efficienti, ma mai nessuno si sarebbe sognato di chiudere un’azienda senza tentare, senza provare e senza battersi. Rivogliamo la nostra Italia!

  • Il cambiamento climatico è un problema globale e non dei singoli Comuni

Considerato l’interesse collettivo della materia e le false informazioni che vengono costantemente fornite, sarebbe interessante riflettere anche su alcune iniziative prese dagli amministratori locali. I sindaci in realtà dovrebbero pretendere un minimo di formazione generale dopo la loro elezione, almeno per avere un’idea delle responsabilità assunte. Comunque, per riportare un esempio attinente, si analizza i benefici ottenuti in termini ambientali, da alcune ordinanze emesse in alcune località che vanno a limitare l’uso dei camini nelle civili abitazioni. Il ragionamento è questo: “Quanti camini possono essere accesi contemporaneamente in un comune durante una giornata invernale?”. Ormai la maggior parte degli impianti di riscaldamento sono alimentati a metano e quindi nelle città il numero di camini è così ridotto che rispetto all’inquinamento proprio della città, i fumi prodotti dalla combustione della legna sono veramente ininfluenti. Nei paesetti di campagna, in alcune realtà, il camino rappresenta l’unica fonte di riscaldamento e quindi il suo uso non può essere proibito. Forse in alcune realtà si potrebbero verificare delle concentrazioni di camini accesi per bellezza e per piacere domestico ma se si volesse quantificare l’effetto prodotto sull’ambiente, esso risulterebbe assolutamente impercettibile. La conclusione è che queste prese di posizioni rischiano solo di generare confusione e rabbia nei cittadini, che ignari delle tante ordinanze emesse e nel rispetto della loro libertà continuano ad usare il camino con il rischio di vedesi recapitare una multa che non porta nessun vantaggio all’ambiente.

  • Maggiore informazione alla popolazione

È necessario informare correttamente i cittadini su tutto e quindi nell’Articolo “La RAI Radiotelevisione Italiana” viene indicata una possibilità per consentire la libera espressione di tutti partiti che avranno quindi la possibilità di spiegare il loro punto di vista su ogni argomento ritenuto interessante e quindi anche sulla produzione ed uso dell’energia.