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Analisi condotta sul Decreto Dignità

 

  • La dignità è concetto molto legato alla singola persona e non alla collettività e rappresenta il proprio modo di approcciare la vita e le relazioni con gli altri. La nostra dignità è frutto del nostro lavoro (inteso come impegno nell’ottenere e raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati nella vita) e delle nostre scelte. Sicuramente non possiamo permettere a nessuno di decidere sulla sorte della nostra dignità.

 

  • La nostra dignità e quella dell’Italia è frutto anche dell’educazione trasmessa dai nostri genitori e dai nostri nonni che hanno lottato e combattuto per una Nazione libera e democratica.

 

  • La dignità è un valore costituzionale e non può essere un decreto a metterla in discussione o a ripristinarla

 

  • Ogni parola ha il suo peso. È evidente che in questo caso, il termine dignità è utilizzato volutamente per enfatizzare la riconquista della dignità delle persone tolta dal precedente Governo. Quindi l’attuale Governo si autoproclama salvatore dei diritti delle persone demonizzando tutto quanto fatto dai precedenti Governi. In realtà non può essere così. Ogni Governo legittimato dal popolo, fa le sue scelte ed emana i sui provvedimenti. Se i provvedimenti non sono condivisi dalle persone, molto probabilmente quel partito non verrà rieletto. Questa si chiama democrazia e nella democrazia ogni partito cerca di concretizzare il proprio programma politico risolvendo anche tutti i problemi contingenti di un Stato, tra l’altro molto complesso come l’Italia. In un paese civile e di diritto come il nostro, nessun Governo può quindi togliere o ridare la dignità alle persone, ogni Governo fa il proprio lavoro, condivisibile o meno.

 

  • Il decreto sposta il baricentro verso una maggiore garanzia dei contratti a tempo indeterminato. Da una parte è lecito perché probabilmente le aziende non si vogliono impegnare a vita con le persone, ma dall’altra parte è anche vero che molte persone non meritano la sicurezza di un posto fisso. Quanti casi si conoscono (e purtroppo sono veramente tanti) di persone che dopo aver vinto un concorso nello Stato si mettono a sedere e diventano improduttivi e assenteisti! Anche chi lavora nel privato, specialmente alcuni giovani, dopo aver trovato un lavoro fisso si comportano male e creano solo problemi all’azienda. Inoltre per un’azienda, il rischio è anche quello di dover investire sulla crescita professionale e sulla formazione di una persona che poi, come trova un impiego migliore si licenzia cercando anche di ricattare il precedente imprenditore.

 

  • La critica in questo caso non è sui contenuti del decreto che rispecchiano un’ideologia politica, ma è sul nome del decreto stesso e sul fatto che sia stato emanato senza condividere un equilibrio tra le parti. Prima di parlare di lavoro in Italia è necessario fare attenzione alle varie esigenze, le persone da una parte e le aziende dall’altra, in quanto la prima ha necessità di un posto sicuro anche per una famiglia, mentre la seconda sta affrontando un periodo difficilissimo con attacchi dalla concorrenza estera e dal nostro stesso sistema burocratico.

 

  • È impossibile controllare il vero contratto stipulato: quanti contratti a tempo indeterminato indeterminati vengono firmati con la lettera di dimissione a fianco. Se un imprenditore non si vuole legare con un dipendente trova molti modi per non farlo oppure semplicemente non lo assume. Dall’altra parte è anche vero che se una persona è valida, normalmente è l’azienda a proporgli un contratto stabile.

 

  • Il decreto dignità tratta anche il problema della ludopatia. Purtroppo ci sono tantissime persone che cercano la dipendenza da qualcosa. Qualsiasi attività svolta o sostanza ingerita, se si supera una certa quantità limite si trasforma in dipendenza. Le dipendenze sono infinite, dall’uso di stupefacenti al fumo, dai video e chat online ai giochi elettronici, dai cartomanti ai maghi e così come tante altre. Anche l’eccessivo attaccamento alla carriera e quindi allo stile di vita condotta si può trasformare in sofferenza, insomma per farla semplice, tutto quello di cui non possiamo fare a meno in realtà è dipendenza.

 

  • L’eliminazione della pubblicità sui giochi d’azzardo può essere lecito, ma una cosa è certa: se una persona vuole mantenere la sua dipendenza, non è certo la mancanza della pubblicità che lo può aiutare, sempre che di aiuto si tratti in quanto, una persona in Italia, per fortuna, rimane sempre libera di decidere autonomamente del proprio destino.

 

  • Per quanto concerne il gioco, Legalità Popolare è a favore della liberalizzazione dei casinò. Non esiste nessun motivo perché in Italia non ci debbano essere i casinò, se non quello che andrebbero a far concorrenza con i gratta e vinci, lotterie e giochi vari promossi dal Monopolio dello Stato. In realtà tutti i giochi da tavolo al casinò (roulette, poker ecc.) sono quasi alla pari, ovvero la vincita è quasi proporzionale al rischio (se punto su un numero fisso alla roulette, la mia probabilità di vincere è uno su 37 e quindi in caso di vincita, il banco paga 35 volte la posta, che appunto rappresenta quasi un gioco alla pari), mentre tutti i giochi messi in commercio dallo Stato sono nettamente a favore del banco, ma di uno sproposito, del tipo uno su qualche migliaia.

 

  • Non è possibile che una Nazione come l’Italia abbia il timore di non poter controllare questo tipo di attività, tutto può essere idoneamente controllato e regolamentato. Inoltre per difendere le famiglie, basterebbe creare una tessera del giocatore con un importo massimo di gioco accettato da entrambe i coniugi. Per chi è singolo e non ha vincoli famigliari ovviamente non ci dovrebbero essere limiti.