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Concorsi pubblici e promozioni

a trasparenza blindata

Riduzione dell’ingerenza della politica nelle attività del Paese

È una sensazione fin troppo comune che nelle prove di selezione dei concorsi pubblici ci siano delle ingerenze esterne condotte da più parti. È altresì opinione diffusa che anche nelle nomine dei dirigenti pubblici ci siano troppo spesso espressioni non riconducibili alla sola meritocrazia. È invece un dato di fatto che i partiti politici nominano direttamente i vertici di molte Istituzioni dello Stato.

Anche se da una parte si potrebbe affermare che se una persona è veramente preparata, alla fine ottiene comunque il posto a cui ambisce, dall’altra è impossibile negare un’eccessiva ingerenza da parte della politica nella nomina delle posizioni apicali dello Stato.

Nel periodo storico che viviamo sarebbe sicuramente conveniente per tutti i partiti politici limitare al massimo questo coinvolgimento, richiedendo contestualmente la massima trasparenza per tutte le nomine. Il problema non è solo politico. Anche all’interno delle amministrazioni e degli enti pubblici è possibile riscontrare delle incertezze procedurali.

 

Concorsi pubblici e promozioni a trasparenza blindata

Le proposte di Legalità Popolare

  • Concorsi pubblici a trasparenza blindata

Il titolo indica chiaramente l’obiettivo: non ci devono essere dubbi sulla trasparenza dei concorsi pubblici e quindi è necessario studiare dei sistemi che evitino qualsiasi forma di interferenza tra il candidato e il selezionatore. Questo significa che chi corregge un elaborato o valuta una prova, non deve essere messo nelle condizioni di esprime un giudizio soggettivo. Questa procedura deve essere applicata a tutti le amministrazioni dello Stato, enti pubblici, Comuni, Regioni e a qualsiasi azienda pubblica privata o associazione che prenda anche solo un euro dallo Stato. Non è più neanche ammissibile assegnare un punteggio aggiuntivo per titoli a chi abbia precedentemente ricoperto quel ruolo messo a concorso per un tempo determinato o in prova o a qualsiasi altro titolo, se a monte non vi è stata una preselezione che rispettava i criteri esposti in questo articolo. L’idea è quella di evitare di assumere temporaneamente una persona che guarda caso, quando ci sarà il concorso pubblico verrà sicuramente assunta. Legalità Popolare propone che tutte le prove scritte prevedano solo domande vero falso o quesiti a risposta multipla e che i test vengano corretti da un software. Devono quindi essere abolite tutte le prove che prevedano lo sviluppo di un tema, di un elaborato e quant’altro che debba essere corretto e valutato da qualcun altro. Tanto più, non devono essere abolite le prove orali in quanto in Italia rappresentano la massima espressione di discrezionalità. L’applicazione di tale procedura è immediata in quanto anche nelle prove tecniche tipo scienza delle costruzioni, idraulica, elettrotecnica ecc, è possibile fornire tre risultati diversi di cui uno solo è corretto.

  • Commissione mista e numero di test

I test devono essere preparati da una commissione nominata per il singolo concorso e deve essere composta da almeno tre rappresentanti di Istituzioni diverse di cui una è la proponente, più un quarto componente che avrà il compito di predisporre un test psicoattitudinale che deve diventare obbligatorio in tutti i concorsi. La commissione deve quindi predisporre almeno 400 test* che varranno proposti ai candidati. I test non dovranno essere noti a nessuno e qualsiasi fuga di notizie verrà punita a norma di legge (da definite). * Per esempio una prova di scienza delle costruzioni non può prevedere un numero troppo elevato di domande, ma nel complesso tra le diverse prove specifiche, cultura generale, test psicoattitudinale, 400 quiz non è un numero poi così elevato. Se la selezione prevede anche l’esecuzione di prove ginniche o altro, dovranno essere previste solo quelle prove che non necessitano di valutazioni soggettive. Per esempio nella corsa o nel nuoto, l’installazione di sistemi di rilevamento elettronico, evitano qualsiasi possibilità di interferenza. Chiaramente in questi casi, l’unico parametro valutabile sarà il tempo impiegato e non l’agibilità o lo stile utilizzato dal candidato per correre o per nuotare. Le valutazioni mediche, dovranno concludersi solo con una valutazione positiva o negativa di idoneità.

  • Assegnazione dei punteggi finali a valori inversi

Per ogni prova, viene assegnato un punteggio. Se i candidati sono mille, all’ultimo viene assegnato il punteggio 1, mentre agli altri un punteggio via via crescente di un’unità fino al primo a cui verrà assegnato il punteggio di 1.000. Sommando tutti i punteggi conseguiti nelle varie prove, il candidato otterrà il suo risultato finale. A questo punto, sempre nel concetto di assegnazione inversa del punteggio, al primo verrà assegnato un punteggio di 1000 e così a scalare fino all’ultimo a curi sarà assegnato un punteggio definitivo di 1. I primi, con il punteggio più alto, sono quelli assunti.

 

  • Nomina dei dirigenti e passaggi di qualifica a trasparenza blindata

In alcune istituzioni, la nomina dei dirigenti o i passaggi di qualifica, vengono decisi per titoli, per giudizio espresso dai superiori e per incarichi assolti. Questi potrebbero sembrare parametri abbastanza attinenti alla meritocrazia, peccato che nella valutazione complessiva ci sono parametri che esulano da questi controlli e che influiscono molto sul giudizio finale. Inoltre quando ci sono incarichi particolari, la cui attività comporta l’assegnazione di un punteggio ai fini della carriera, questi vengano proposti ai singoli, senza definire dei criteri di selezione collettivi. Questo significa fondamentalmente che in Italia non siamo in grado di gestire la meritocrazia. È necessario assegnare quindi i punteggi definendo dei criteri assolutamente oggettivi che potrebbero essere:

  1. Un punto per ogni anno di anzianità nel ruolo
  2. Superato un punteggio minimo di 10 punti il candidato potrà partecipare alla selezione che avverrà con i stessi criteri per lo svolgimento dei concorsi pubblici, salvo il fatto che la commissione dovrà essere composta da persone con un livello almeno immediatamente superiore a quello del bando. In questo caso, visto che nelle selezioni per i dirigenti partecipano normalmente un numero di persone sotto a cento, il punteggio definitivo può essere sommato al punteggio assegnato per l’anzianità di servizio in quanto hanno lo stesso ordine di grandezza.

Forse questo criterio non è facilmente applicabile, l’importante è il messaggio che si vuole definire, e cioè quello che qualsiasi nomina dei dirigenti deve avvenire nella maniera più trasparente possibile evitando assolutamente qualsiasi interferenza esterna.

 

  • Assegnazione di incarichi specifici

Le amministrazioni dovranno assegnare tutte le attività di interesse con la massima trasparenza, consentendo a tutti un’equa e reale opportunità di partecipazione. Non è infatti ammissibile che vi siano dipendenti che pur continuando a svolgere il loro compito seriamente, non vengano mai interessati in progetti professionalmente più stimolanti e qualificanti, mentre ad altri vengano costantemente proposti incarichi di rilievo. Questa assegnazione di incarichi di interesse, quasi sempre valutati ai fini delle promozioni, non possono avvenire per nomina personale, ma devono essere proposti attraverso una selezione collettiva interna e ampiamente divulgata. Se l’incarico viene assegnato nel rispetto di criteri inequivocabili indicati sopra, allora il suo svolgimento potrà comportare l’assegnazione di un punteggio forfettario che andrà a sommarsi alla valutazione complessiva per il passaggio di qualifica. Il punteggio massimo assegnato per ogni incarico non potrà superare il valore di 0,3.

 

  • Nomina dei vertici delle amministrazioni

Come si è evidenziato nel paragrafo 4 “Nomina dei dirigenti e passaggi di qualifica a trasparenza blindata” la nomina dei dirigenti avviene fondamentalmente per un punteggio attribuito all’anzianità e al risultato ottenuto nel concorso pubblico indetto dall’amministrazione. Questa procedura però non è ovviamente applicabile per la selezione dei vertici degli enti pubblici in quanto sarebbe praticamente impossibile prevedere dei test valutativi. Legalità Popolare propone la nomina delle posizione di vertice di tutte le amministrazioni fatta direttamente dai dipendenti e l’incarico deve durare al massimo tre anni. Questo significa che ogni tre anni i dirigenti generali potranno candidarsi per il ruolo di vertice e tutti i dipendenti saranno chiamati ad esprimere la propria preferenza. Il candidato che prende più voti andrà a svolgere il ruolo apicale e dopo tre anni la stessa persona tornerà a ricoprire il ruolo di dirigente che ricopriva prima della nomina. Ormai le votazioni si possono condurre anche online e quindi basta trovare la soluzione migliore e di immediata applicazione.

  • Ammissione di soli candidati provenienti dalle Amministrazioni o dall’azienda richiedente

Tutti i dirigenti che ricoprono il massimo ruolo apicale in un’Amministrazione devono provenire dalla carriera svolta in quella Amministrazione. È infatti del tutto inopportuno che persone che fino al giorno prima ricoprivano ruoli diversi in Amministrazioni diverse, vengano chiamati per incarico politico, ad assolvere ruoli tanto delicati e di coordinamento di strutture fondamentali dello stato. La nomina di vertici eseguita da parte del personale evita sicuramente queste anomalie del sistema.

 

  • Nomina di una commissione di controllo dei concorsi pubblici

A livello centrale è necessario nominare una commissione permanete di supporto a tutte le istituzioni pubbliche per il controllo e il monitoraggio di tutti i concorsi pubblici indetti per l’assunzione del personale, la nomina dei dirigenti e la nomina delle posizioni apicali di tutte le strutture dello Stato.