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Comuni, Provincie e Regioni
I contributi di una reale presenza sul territorio

Quasi 8.000 Comuni, 110 Province e 20 Regioni consentono allo Stato una puntuale gestione politica e sociale del territorio Italiano. Con la riforma Costituzionale del 2001, molte competenze delle Stato come la sanità, la scuola, l’energia, la protezione civile, l’internalizzazione e altre materie sono transitate alle Regioni. Negli anni successivi alcune materie sono parzialmente tornate alla Stato, ma il panorama legislativo non è così chiaro tanto da avere ingenerato moltissimi ricorsi e controversie politiche. Nel 2014, la Camera dei Deputati ha approvato la legge di riforma delle Province che le ha sostanzialmente svuotate delle proprie competenze transitate in parte alle Regioni ed in parte ai Comuni. Ad oggi quindi le Province rimangono delle entità politiche con ridottissimi poteri amministrativi ed economici. In alcuni casi le Province sono state riconvertite in aree metropolitane recuperando di fatto le proprie competenze politiche ed amministrative. Nel 2000 è stato approvato il Decreto Legislativo 267 che disciplina la fusione dei comuni più piccoli ma ad oggi, i comuni che hanno aderito a questo progetto sono solo poco più di 200 e quindi rimangono ancora sindaci eletti da meno di 100 abitanti.

La semplice analisi indicata, evidenzia uno scenario abbastanza inquietante ed incerto dove la prospettiva di un progetto unitario, possibilmente condiviso e a lungo termine sembra abbastanza lontano. Probabilmente la realtà è che abbiamo origini troppo diverse e ogni realtà locale si sente in dovere di difendere la propria indipendenza. Il risultato è che per ora si continuano a promuove diverse soluzioni ma senza riuscire a valutarne i miglioramenti economici e sociali tanto che in molti casi le proposte diventate leggi hanno di fatto solo cambiato il nome ad alcuni enti.

Comuni, Province e Regioni

Le proposte di Legalità Popolare

  • Fusione tra i Comuni

La fusione tra Comuni non deve essere confusa con unione tra Comuni o quant’altro. La fusione deve significare una sola cosa: “I comuni più piccoli per abitanti e territorio devono aggregarsi.” Questo è necessario perché nell’attuale scenario normativo, i comuni più piccoli non riescono più a concretizzare quegli obiettivi locali per i quali sono stati creati. Scuola, sicurezza, vulnerabilità del territorio, servizi sociali, strade ecc. sono solo alcuni delle materie che le realtà locali più piccole non riescono più a garantire ai cittadini.

Legalità Popolare propone di ridurre il numero dei Comuni dai circa 8.000 attuali a 6.000 che corrisponderebbe secondo il Censimento del 2011, alla soppressione dei comuni con meno di 1.100 abitanti circa. L’unico parametro individuabile è il numero di abitanti, anche se sarebbe necessario tener presente l’estensione territoriale assegnandogli una percentuale di importanza. Lo Stato deve indicare con esattezza il nome dei Comuni che dovranno attivare la pratica per un’immediata fusione.

 

  • Riduzione del numero di Province ed eliminazione della componente politica

Una volta definito l’assetto dei comuni è necessario riequilibrare il numero di Province. Per Legalità Popolare, le Province rappresentano l’assetto del territorio, la gestione delle scuole, delle strade e tanto altro e quindi si esclude la loro eliminazione, ma anzi se propone il loro rafforzamento.

Legalità Popolare propone la gestione esclusivamente operativa delle province come avviene per la Prefettura, Polizia, Vigili del Fuoco ed altre amministrazioni dello Stato. Questo significa eliminare dall’entità Provincia la parte politica e lasciare solo ed esclusivamente le competenze per la gestione tecnica operativa. Tale logica rientra nel concetto più generale proposto da legalità Popolare, della “Riduzione della presenza e dei poteri della politica” sul territorio italiano.

Il progetto prevede anche la riduzione del numero di province che dovrà passare dalle 110 attuali a 90. L’unico parametro individuabile è sempre il numero di abitanti, anche se sarebbe necessario tener presente l’estensione territoriale e il numero di comuni assegnando per ogni parametro una percentuale di importanza. Ogni Regione deve mantenere almeno due province. Si esclude la possibilità che una Provincia transiti da una Regione all’altra.

L’eliminazione di ogni Provincia comporta l’eliminazione di tutti gli uffici territoriali, e il ridimensionamento degli enti operativi (Questura, Vigili del Fuoco, Finanza, Carabinieri ecc) a sede distaccate, nel più ampio concetto: “Meno uffici e più operativi”.

  • Riduzione delle competenze delle Regioni

Il decentramento delle competenze dello Stato alle Regioni previsto dalla Costituzione aveva l’obiettivo di salvaguardare l’identità locale. Le riforme del 1999 e 2001 hanno spostato profondamente il baricentro verso l’autonomia delle Regioni.

Tramite il referendum gli Italiani hanno promosso l’approvazione della legge perché fondamentalmente tutti si auspicavano una riduzione del potere politico centrale a favore delle Regioni, più vicine alle esigenze della popolazione. Sicuramente ci sono esempi di Regioni che hanno raggiunto dei risultati lodevoli, ma sono veramente troppo poche. A distanza di quasi dieci anni, la maggior parte delle Regioni sono diventate dei centri di potere come quello centrale che tutti speravano di scardinare. Le Regioni, sono diventate entità sempre più lontane dai cittadini e i loro rappresentanti si sono auto assegnati stipendi e vitalizi esattamente uguali a quelli dei parlamentari.

Oggi le Regioni rappresentano uno dei centri di costo più impegnativi per la collettività, inoltre lo scenario è ancora più complesso se si valuta approfonditamente tutte le norme emanate dalle Regioni che hanno evidentemente accresciuto ancora di più l’apparato legislativo italiano. Purtroppo l’unica soluzione per ripristinare almeno in parte la situazione predente sarebbe l’approvazione di nuova legge Costituzionale. Un partito deve avere la sua visione politica e quindi Legalità Popolare propone un sostanziale ritorno alla precedente versione del Titolo V della Costituzione prima delle modifiche del 1999 e 2001. L’unica eccezione proposta riguarda la Protezione Civile, la cui struttura deve essere inquadrata come quella dei Vigili del Fuoco e Questure, ovvero a livello Province. La struttura di protezione civile provinciale, deve garantire il necessario supporto nelle emergenze locali, e il coordinamento dei gruppi comunali di volontari che si vogliono mettere a disposizione in caso di calamità. Un dirigente Regionale di Protezione Civile, farà poi da collegamento con le strutture centrali dello Stato in caso di necessità.

La riduzione dei poteri delle Regioni deve parallelamente portare ad una riduzione dei costi sostenuti di almeno un 20% nell’immediato e un altro 10% da valutare successivamente. E’ infatti auspicabile che per esempio nel più breve tempo vengano chiusi gli uffici periferici delle Regioni a Bruxelles o in altre località, in quanto l’Italia deve essere rappresentata nelle Istituzioni Europee solo lo Stato Italiano. Il concetto che Legalità Popolare promuove è che l’Italia deve essere una e indivisibile nel rispetto di tutte le tradizioni e identità locali esistenti prima dell’Unità d’Italia.

È necessario eliminare anche il concetto di regioni autonome. In Italia si esasperano tutti i concetti e quindi quello che potrebbe essere nato come una soluzione idonea per risolvere alcune problematiche, nel tempo si trasforma in tutt’altro. Ne è un esempio la proposta avanzata dalla Sardegna di diventare una Regione Tax Free. Il problema non tanto la proposta che è quanto meno stravagante, ma è il sistema che in qualche modo prevede la possibilità di adottare simili differenziazioni tra Regione e Regione

 

  • Sostenibilità ai Comuni

Una volta ridotto il numero dei comuni e delle province e ridotti i costi sostenuti dalle Regione e anche da tante altre realtà ed istituzioni, lo Stato potrà ricominciare a ridare la giusta importanza economica ai Comuni, che rappresentano la vera gestione del territorio. Solo i Comuni possono infatti contribuire a migliorare la fruibilità e la bellezza del proprio territorio. Solo i comuni possono migliorare lo stile di vita dei cittadini, potenziando ed investendo sulla cultura locale, sul sociale, sugli asili e sulle scuole e tanto altro. Sono i comuni che devono avere il ruolo di promotori dello sviluppo sociale. Ad oggi invece, tutti i sindaci dei comuni medio piccoli, si barcamenano solo tra le responsabilità penali, esigenze dei cittadini e mancanza dei fondi necessari per qualsiasi intervento. Anche alcuni comuni molto grandi come Roma, Napoli ed altri hanno enormi problemi di gestione aggravati anche da lotte politiche interne e nazionali. Per l’importanza che hanno questi comuni, per il numero di abitanti e per l’immagine che danno dell’Italia al mondo, è necessario prevedere dei progetti specifici. “Roma EcoFruibile 2025”, è una delle tre grandi opere previste da Legalità Popolare. Eticamente, moralmente e praticamente è anche necessario appoggiare i sindaci di qualsiasi comune, a prescindere dall’ideologia politica di destra o di sinistra o di centro. Il mal governo e tentare di affondare continuamente il “nemico politico” è un orrore che ricade solo sui cittadini e sull’immagine che noi stessi diamo dell’Italia. Ovviamente è altrettanto necessario controllare continuamente e perseguire tutte quelle azioni eseguite nel non rispetto delle leggi.